Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali

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“Come l’educazione in generale, quella ai media, richiede formazione nell’esercizio della libertà. Si tratta di una responsabilità impegnativa. (…) La vera libertà non condannerebbe mai un individuo – soprattutto un bambino – all’insaziabile ricerca della novità. Alla luce della verità, l’autentica libertà viene sperimentata come una risposta definitiva al ‘sì’ di Dio all’umanità, chiamandoci a scegliere, tutto quello che è buono, vero e bello(…). I genitori, sono i guardiani di questa libertà e, dando gradualmente una maggiore libertà ai loro bambini, li introducono alla profonda gioia della vita.”

In questo messaggio, Papa Benedetto XVI definisce l’educazione in generale, formazione affinché i bambini apprendano ad essere liberi, cioè, esercitino ogni volta di più la propria libertà nel contesto sociale nel quale sono nati, che li condurrà a una profonda gioia di vivere. Questa, che già di per sé è una grande sfida, oggigiorno non può ignorare il fatto che i più piccoli ricevono costantemente la forte influenza dei messaggi mediatici. Per tale ragione, il Papa invita, in maniera ferma e decisa, la Chiesa, la famiglia e la scuola ad esercitare una positiva educazione ai media.

E’ importante notare che, lungi dal fuggire dalla realtà mediatica nella quale ci troviamo, Papa Benedetto XVI ci esorta ad addentrarci in essa con coraggio, selezionando ciò che è meglio per noi e per le nuove generazioni.

Il Santo Padre ricorda che i bambini non sono soli, non devono essere lasciati soli di fronte agli stimoli tanto attraenti che ricevono dai media e che a volte li portano a confondere la realtà con la finzione. In primo luogo i genitori, ma anche la comunità parrocchiale e diocesana, così come i maestri e i professori, devono comprendere i linguaggi mediatici per essere essi stessi selettivi e poter accompagnare ed aiutare i bambini a discernere e scegliere progressivamente con saggezza il messaggio, il programma, il videogioco migliore per la loro formazione. Offrire ugualmente i criteri importanti per orientarsi: la bellezza, la bontà, la verità.

L’obiettivo di tutto ciò è che i bambini non siano spinti verso tematiche ed impostazioni che li impoveriscano e li ingannino e che, sotto l’apparente bandiera della libertà, li spingano in una ricerca insaziabile di novità che alla lunga li consuma e deprime.

Piuttosto si tratta di far sì che imparino a scegliere per loro stessi ciò che li forma e li fa crescere nel bene e nella gioia: “La bellezza, quasi specchio del divino, ispira e vivifica i cuori e le menti giovanili, mentre la bruttezza e la volgarità hanno un impatto deprimente sugli atteggiamenti ed i comportamenti”.

In queste parole è contenuto un messaggio vitale per poter sviluppare qualsiasi lavoro formativo: la bellezza, “specchio del divino”, orienta e stimola l’esercizio responsabile della libertà.

Non manca, inoltre, un forte appello ai responsabili dell’industria dei media, perché pongano in primo luogo il rispetto della persona umana. Nella consapevolezza che a volte gli operatori dei media si vedono sottomessi a intense pressioni commerciali, si incoraggiano tuttavia i produttori “a salvaguardare il bene comune, a sostenere la verità, a proteggere la dignità umana individuale e a promuovere il rispetto per le necessità della famiglia”.

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